Cieli Perduti

Archeoastronomia: le stelle dei popoli antichi

Autore: Guido Cossard
Casa Editrice UTET
ISBN 9788851167158
Pubblicato nel 2018
brossura con alette
Pagine 352

Credo doveroso iniziare con la recensione di un libro il cui titolo ha ispirato il nome di questo sito: Cieli Perduti .

E’ stato scritto dall’amico Guido Cossard, che se ne badato bene di regalarmene una copia… da parte mia mi sono cautelato evitando di acquistarlo ma chiedendolo in prestito ad una comune amica (a Lei sì, l’aveva regalata!).

Quest’evento, mi ha predisposto a fare una recensione, il più critica possibile, anche se devo ammettere che ho faticato a trovare aspetti negativi.

Il libro è scorrevole e affronta sin dalle prime pagine le tematiche fondamentali per l’archeoastronomia quali la visione del cielo ad occhio nudo e l’inviduazione degli allineamenti del sorgere e tramontare del Sole e solstiziali e equinoziali.

Argomenti tutt’altro che noiosi ma frequentemente relegati nelle appendici a fondo libro.

Questo approccio astronomico consente al letttore di calarsi nei panni dell’osservatore che ha realizzato i monumenti che saranno successivamente descritti.

La narrazione continua con la descrizione dei ritrovamenti e dei maggiori siti archeastronomici, da Sonehenge e gli altri circoli di pietre sulle isole inglesi alle OOPArt, acronimo di “Out Of Place Artifact”. Quindi descrive almeno una ventina di così detti “Cieli Perduti” che sono le tradizioni e le culture astronomiche di popolazioni e civiltà passate.

Particolarmente ricca è la descrizione delle aree archeoastronomiche della nostra penisola, sebbene qui, grazie all’aiuto di Angelo Adamo, ho trovato finalmente qualcosa da criticare…

Nostante che Angelo, apprezzi quest’opera di Guido, tanto da sostenere di tenerne copia sul comodino, mi ha fatto notare che i siti archeoastronomici del sud italia sono un po’ trascurati: infatti non si parla dei “campanari” e altri ritrovamenti in Sicilia (almeno nella prima edizione).

Nonostante questo resta un ottimo testo divulgativo che avvincerà il lettore e lo appasionerà all’archeoastronomia, dote che gli è stata ricosciuta a livello internazionale con la sua traduzione “Firmamentos perdidos” in lingua spagnola.